Sorprese di maggio
Prima parte (e meglio è)
Ho impiegato giorni, pomeriggi, sere e notti per riavermi dallo sciòk. A questo si è aggiunto il mio amato Sire Kaway I°, della dinastia Delle Code, che necessitava del cambio d'olio (e filtro) dal meccanico. Comunque, torno la sera del 4 maggio corrente anno da uno dei tanti miei chilometraggi canori, e prima d'infilar la chiave della casa in toppa sento uno sgrufolìo diffuso provenir da quel bazar di cianfrusaglie che è il portico. Aguzzando la mia vista ad infrarossi scorgo muoversi qualcosa di soppiatto, nell'ombra, tra libri, zampe di tavoli, zampe di gallina, galline a tre zampe, libri per galline, eccetera. Accendo la torcia da supereroe (mercatino dell'usato, 1 euro) e il possente raggio m'illumina d'immenso, cioè di questo"coso"...

Le cose sono due:
1) o qualcuno dei smicialli, cadendo nella provetta di qualche alchimista etrusco, si è improvvisamente miniaturizzato;
2) o un'astronave aliena ha lasciato sulla terra uno dei suoi più valenti tecnici per studiare l'umana pazzia;
3) o qualcuna delle feline femminastre, a furia di ripassare giorno e notte il kamasutra, ha sfornato un "coso" di questo genere. Anzi "cosa", perchè avendo tre colori è femmina. Così almeno ho sentito alla radio.
In ogni caso qualcosa è successo.
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Seconda parte
Entro in casa, e preso per il naso dalla curiosità - rigorosamente di sesso femminile - mi collego a Internet, vado sul pianeta Gughel e cerco delucidazioni sulla creatura appena intravista nel cianfrusìo del porticame. In gergo cianfrusame.
Niente da fare. Dal pianeta Gughel nessuna risposta. Forse lassù non amano l'agricoltura; nel senso che non c'è campo. Come dargli torto? Lavorare la terra è fatica.
Pure non mi perdo d'animo, e ferreamente avvinto al pensiero positivo scoppio in un pianto dirotto. Talmente dirotto che poco dopo mi fan male tutte le ossa, anche se dalle lastre non risulta niente di rotto. Salvato per il (di) rotto della cuffia - diranno i medici.
Per cui, rinfrancato dal positivo responso mediceo esco, e sentendo ancora lo sgrufolìo continuare, anzi con rinnovata forza attrarre la mia attenzione, m'incuneo nuovamente con la maxi torcia nell'orrido bazar e vedo questo:

A questo punto confesso di aver sentito me stesso, con tutto se stesso, vacillare. Non potevo capire infatti come gli esponenti della cosiddetta "Civiltà del Bazar /capitale Cianfrusaglia" potessero moltiplicarsi così in fretta. Cioè, da uno, due. Come avranno fatto? Chi e quando gli ha dato la porzione magica? Cosa sta dicendo nell'orecchio destro quello sopra a quello sotto?
Interrogativi tremendi.
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Terza parte
Un minuto dopo, visto che alle domande non giungeva alcunissima risposta, ho deciso di indagare più a fondo. Per prima cosa ho telegrafato al mio amico Hercule. Hercule Poirot intendo.

La sua repentina risposta è stata:"Sono le 6 e 34 del mattino stop mi trovo sul treno pendolari Cisterna di Latina-Roma stop Uno dei settecento pendolari stipati nel vagone stop ha cercato di strangolare il bigliettaio quando quest'ultimo stop gli ha fatto osservazione circa il biglietto sgualcito stop non posso adesso occuparmi delle tue creature stop devo rimanere su questo treno finchè non trovo il bigliettaio stop e cerco io di strangolarlo stop a bientot hercule."
Quando Hercule dice "non posso" vuol dire che proprio non può. Voi capite.
Specchiatomi più volte, ovvero dopo attenta riflessione, ho indossato la mia muta da speleologo - quella cioè che uso per andare a scoprire dov'è la birra fresca in cantina, fra le stalattiti - e facendo maggior luce con un intelletto già peraltro in ampia fase calante, ho aperto un varco di ben tre millimetri più ampio del precedente. Ciò mi ha permesso di scoprire la seguente situazione...

"Do you spek english?" - ho provato a chiedere. Subito qualcuno, via sms, mi ha fatto notare che lo spek, per essere ben gradito da un trio ipoteticamente anglofono, dovrebbe essere accompagnato da almeno due uova fritte a testa. La qual cosa m'è sembrata, con tutta onestà, di difficile attuazione, visto il mio trovarmi in posizione carpiata, con avvitamento laterale del bicipite destro con la sinusoide del ginocchio sinistro. In pratica ero impossibilitato a raggiungere qualsiasi tipo di padella per friggere alcunchè.
Intanto guardavo le tre misteriose creature, l'elemento cilindrico-tubolare di colore azzurro messo per traverso, la macchia giallo-limone nell'angolo sinistro in basso, e mi chiedevo: "Che strana composizione; non sarà mica un installazione concettuale di qualche artista della Biennale di Venezia?"
All'improvviso, dalla mia mente prodigiosa, è balenata una domanda finalmente intelligente: "Espana? Tu quieres Zapatero?"
Silenzio. Sei occhietti di UFO mi guardavano senza proferire verbo, o aggettivo, o avverbio. Niente, nemmeno un pronome.
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Quarta parte
Da un'altra angolazione, sfruttando le numerose telecamere a circuito socchiuso che avevo sparso per i meandri del bazar, ho potuto studiare con più attenzione i comportamenti del misterioso trio e notare la presenza di una poderosa massa di peluria variopinta. Forse l'astronave madre?

Da notare anche, oltre la complessità della posa, il fatto che uno (o una) dei componenti del trio si sia trasformato/a da grigio integrale a tre colori. Questo nel giro di pochi microsecondi e senza nemmeno avvertire, una telefonata, un sms, niente. Non si fa così. Questa è mancanza d'ignoranza.
Nel frattempo ricevo la comunicazione che l'elicottero da me prenotato per iniziare le ricerche di Madamino ha l'autoradio-cd in avaria, e quindi non può levarsi in volo. E' proprio vero, non vale solo per le stagioni ma anche per gli elicotteri: non ci sono più quelli di una volta. Ai tempi di Leopardo da Vinci - come lo chiamava il M°Frassica - gli elicotteri, da lui medesimo costruiti, partivano sempre. Facevano si è no tre metri di volo e poi si schiantavano, quasto è vero, però partivano.
Comunque.
Insomma volevo vederci più chiaro. Così sono salito sul mio fedele tappeto volante,
un modello a idrogeno di fabbricazione cartaginese ma ancora ben funzionante, e mi sono librato in cielo, svolazzando di qua e di la, innaffiando le vigne e i campi di lacrime mentre chiamavo Madamino!..Madamino!..dove sei!..Madamino!.., senza ottenere peraltro alcuna risposta. Nel frattempo, il radar, il microfono e il cannocchiale posti sotto la fusoliera (si fa per dire) del tapis mi segnalavano una riunione di creature non ancora identificate (c.n.a.i.) all'interno di uno dei vicoli più inaccessibili del bazar.
La stampante da tappeto m'ha consegnato la seguente immagine:

Mi pare evidente - ho bofonchiato al vento - che si tratta non di tre creature, bensì di quattro. Al che da una nube là vicino s'è sentito come un tuono proferire le parole: "Elementare Watson!".
Perbacco - bofonchiando ancora - lo spirito di Holmes aleggia pure in centro Italia! Meglio bofonchiare più piano...
Ma ciò che però mi stupisce di più è come una creatura, molto probabilmente aliena, possa perdere le chiavi della macchina in un momento come questo. Proprio non lo capisco.
Madamino!..dove sei?...Madamino, dove sei!... Madamiiinoooo!...
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L'importante
è provarci. Poi se al primo tentativo, o al secondo, o al terzo - oltre il quarto a buca c'è la sanzione amministrativa - non ci si riesce, pazienza. Tornando poco fa dalle miniere di Johannesburg, dove ho passato la mattinata estraendo diamanti insieme a Dragon Giorgio, ho trovato questo simpatico et casto quadretto familiare. Come vedete la discussione sui DICO è molto intensa.

Da gatti di corridoio, quello tra il bagno e l'antibagno, sono bagni antagonisti, ho appreso che Pizzetto era al sedicesimo tentativo. Ora, non so dirvi di quale entità sia la sanzione che il sudetto Pizzy dovrà pagare all'erario, ma è molto probabile che usufruirà, visto l'impegno profuso nella circostanza, di una comoda rateizzazione.

Cannina dal canto suo, dopo l'esperienza parigina durante la quale ha fatto intensa pratica di Maitresse in un gattile di Montmartre, sembra per nulla turbata dagli assalti posteriori di Pizzetto. Ormai la sua fama si è diffusa in tutta la zona, e la sera, ai corsi di yoga tantrico, i maschi vergini vengono numerosi per assistere alle sue lezioni. Nel frattempo Contino Jr., inviato dell'Uefa, controlla attentamente che ogni incontro sul tema della castità si svolga secondo le regole.
Qui Primo Maggio, a voi la linea.
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Due tecnici

Su diretta istigazione della mia amabile cosca felina (si scriverebbe coska ma poi fà troppo mafia russa) ho intrapreso, sere fa, una ricerca approfondita sul tasso micesco di alcuni blog. Dopo indagini durate centinaia di secondi, mi sono imbattuto verso le 23 e 51 minuti esatti, ora di Sydney, in questo documento eccezionale. Perchè eccezionale? Perchè sotto le sembianze delle sontuose creature in foto si nascondono in realtà due famosi nonchè agguerriti tecnici informatici: a sinistra, con espressione corrucciata, dovuta all'eccessiva ingestione di Gourmet Gold con Pollo, il leggendario Sonny, inviato segreto della Microsoft; a destra, con sfavillante pelo nero indice di una imminente cena in ristorante di lusso, abbiamo Tess, inviata (o inviato?) da Apple a controllare se Sonny sia davvero in grado di alterare il codice HTML del blog mantenendo la stessa espressione corrucciata (da eccessiva ingestione ecc. ecc.). Nel momento esatto della foto Tess sta dicendo a Sonny: "E' inutile che guardi là; il tasto INVIO sta dall'altra parte." Sullo schermo. nel frattempo, scorrono gli indici Nasdaq e Dow Jones, perchè i due super-tecnici non possono nemmeno per un momento tralasciare l'andamento delle borse. Della spesa. Soprattutto quella della loro bella e interessante curatrice, che risponde al nome di Lu. In questo preciso momento, le 18.24 ora di Nairobi, Lu starà sicuramente sorseggiando una fresca Moretti Rossa, mentre contempla gli altipiani del Kenia. La potete trovare, suonando il campanello friulano, a: http://tesslu.splinder.com.
Saluti!
Ultim'ora: proprio adesso, le 05.18, ora di Tegucigalpa, Sonny sta dicendo a se stesso: "Ma perchè continuo a guardare qua se il tasto invio sta dall'altra parte?".
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Roberta è viva, viva Roberta!

Cartoline d'aria
E' sempre piacevole ricevere delle cartoline. Ne ho ricevute una serie da una mia amica giocattolaia di Torre del Lago - provincia di Puccini - che sotto mentite sfoglie di pasticcera gestisce in realtà un emporio intergalattico di creature bionico-vezzose, ad uso e consumismo dei piccoli mostriciattoli a due zampe della specie umana. L'esaurimento nervoso dei genitori non è compreso nel prezzo. Più Iva. Iva, l'amica della mia amica. Non bella quanto lei, ma bella. Bella.

Questa è la prima cartolina. Ritrae, a quanto mi spiega nel retro la mia amica, l'anelito dell'idraulico a montare correttamente i tubi del condizionamento. Devo dire che sono rimasto molto condizionato da questa spiegazione. Tanto che non ho capito un tubo. Ma quanti hanni ha l'idraulico? - ho chiesto alla mia amica per telefono. "Cinque".

Nella seconda cartolina si contempla, se se ne ha voglia, il mistero di un Ibis Figlio dei Fiori seduto al bancone del bar durante la pausa del concerto dei Rolling Stones ad Hyde Park. Questo almeno è quanto mi scrive la mia amica. Io l'ho chiamata in serata. Sei sicura di star bene? "Si, perchè?". Guarda che gli Ibis Figli dei Fiori non erano ad Hyde Park, ma a Woodstock. La sua risposta è stata: "Ah si?".

Alla terza cartolina, questa, la postina ha avuto un malore. L'ho fatta rinvenire sussurrandole piano, nell'orecchio destro, il verso del Gallo. I Galli ebbero problemi alcuni decenni fà, con uno di nome Cesare, Knorr di cognome, l'inventore del dado per il brodo. E infatti Ginastro - qui ritratto in un momento di leggero disappunto - ne parla spesso. "Quanti Galli finirono in brodo!" - ripete in continuazione, quando gli prende male. Ma, mi assicura la mia amica, da quando è arrivato l'idraulico - quello di prima - a montare il condizionatore, lui è molto più calmo.

Comunque, al di là dei Galli c'è una collina. Alquanto strana per la verità. Non so cosa vuol dire 'alquanto', ma strana. Gli Ibis e i Galli e gli Idraulici la usano per fare il jumpig jack flash guardati a vista dalla mia amica - Tommasa si chiama - che è sempre un pò apprensiva. Quando l'idraulico cinquenne cade sulla collina rimane estremamente condizionato dalla sua elasticità, e nello stesso tempo viene rimbalzato fin oltre la provincia di Pistoia. Con grande sorpresa di mamma e papà, già peraltro tendenti al collasso nervoso. Comunque tutto bene - mi telegrafa Tommasa - lo steccato è giallo. Ma no? - le rispondo.

A questo punto della serie - sesta cartolina - entra in scena la Balena Margotta. Tommasa e Margotta sono amiche d'infanzia, hanno fatto l'asilo e il cepu e anche qualche volta la spesa insieme. Poi un giorno il papà di Tommasa, stufo di Margotta e del suo prendere voti più belli di sua figlia la nascose in soffitta. Senza però accorgersi di essere spiato da Tommasa. La quale, allontanatosi il malvagio padre - in seguito confluito nel Partito Democratico - prende Margotta, la gonfia ben bene e parte con lei per una crociera nel Mar dei Sargassi. Questo almeno è quanto racconta l'idraulico quando va a ispezionare i condizionatori dell'asilo. Nel frattempo Margotta, come si può vedere, ha migliorato alquanto la sua perizia nel truccarsi. Notare soprattutto le quattro ciglia quattro. Altro telegramma da Tommasa: Come hai trovato Margotta? Risposta: Sulla destra, entrando. Stop.

Alla fine Margotta deve aver capito che la stavo fotografando e mi ha guardato con occhio particolarmente attento. "Scusi - le dico - sono un amico di Tommasa. Volevo solo farle qualche domanda sul vostro viaggio nel Mar dei Sargassi". Mi guarda in silenzio, senza battere nemmeno uno dei suoi quattro cigli. Poi apre lentamente la bocca, così sensuale e carnosa - molto trendy il rossetto bianco - ed emette un suono indefinito. Mando in serata un segnale di fumo a Tommasa chiedendole spiegazioni. Ah quello? - risponde via piccione - Un ruttino.
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L'alba

L'alba è l'inizio del mondo. L'alba è il fiammeggiante ritorno della luce, l'inizio del viaggio e della scoperta. Bisogna vedere l'alba, bisogna viverla, respirarla, e

portarla sempre con se, per i momenti in cui il buio ci opprime e dimentichiamo la luce di cui siamo fatti, la materia portentosa con cui siamo stati plasmati da un

cielo che non ha confini.
Poi il viaggio prosegue, e s'incontrano luoghi dove il cielo e la terra si sposano ogni giorno e ancora la loro unione dura, nonostante il passare del tempo. Luoghi
pervasi da una sorta di pace, in certi sensi anche equina. Qui Uberto sta discutendo con Fraschetta dell'improvviso calo dell'indice Dow Jones. Poco più avanti la situazione di sposalizio armonico fra cielo e terra viene confermata da
visioni come questa; un giovane corso d'acqua scorre limpidamente, ben sorretto dalle sue rive e il sole recita un mantra di riflesso sulla superfice. In fondo la collina ha subìto un danno. Spesso gli umani, per invidia e per codardia sfregiano ciò che è bello e non si può difendere.
Comunque ho preso i nomi e il numero di targa.
Poco sulla destra, da un ponticello assai romantico ho potuto intrattenermi in conversazione con un'amica di balcone. Argomento: "Ma che bella giornata, eh?"

Ed è stata proprio tale amica a indicarmi la vista di una bella casetta di lì a due passi; una casetta da poco restaurata, e pintata di verdino-gialletto davvero appropriati, oserei dire. Si può notare il fregio nel sotto grondaia, pratica assai

diffusa in queste zone. Le persiane sono chiuse. Ho chiesto hai vicini se si poteva affittare la casa. No - m'hanno risposto - è abitata. Ah si - ho fatto io - e da chi? Da Madame de Pompadur - la risposta. Ho provato a chiamare nell'altra finestra ma

non c'è stata risposta; persiana chiusa, silenzio. Ho poi letto in un mio vecchio libro di scuola che la Madame era abituata fin dai sui tempi a dormire fino a tardi. Pensa te ora, dopo più di duecento anni, che dormite. Comunque sia, inerpicatomi su per la montagna mi sono ritrovato a passare per un luogo veramente importante: un passo. Un passo decisivo, dove il mio egocentrismo si è alimentato a dismisura.

Da questo passo infatti - come può ben leggersi sulla tabella - passano soltanto i Frediani, ovverossìa quelli che chiamansi Frediano. Queste si che sono cose importanti, che riempiono d'orgoglio, altro che i SUV! A questo punto la strada, ridiscesa dal monte, si è inoltrata per la pianura, trovando ovunque abbondanza di alberi e di verzure, ottima accoglienza dei nativi e clima pressochè estivo, 27 gradi centigradi.

Tant'è che non di rado ho potuto incontrare spettacoli come questo. L'istinto mi diceva di tuffarmi in mezzo a quel verde arancio così invitante, ma poi da una gentile donzella sono stato convinto a preferire la sua spremuta. Di arance. Il che mi ha reso ricchissimo di vitamine e di energie per proseguire il viaggio. Il mare da qui è molto vicino, ma per stavolta mi serbo nel cuore l'opportunità di vederlo, così quando diverrà concreta avrò più gusto. Così, riprendendo la strada in mano

trovommi a passare sopra alla visione acquosa e verdeggiante di tal paesaggio, dipinto chissà quante volte già dai Maestri del passato. Il fiume si chiama Larno. Accanto ad

esso una frazione amena invita il viandante alla sosta. E qui il viandante, cioè io, ha udito tal dialogo:
Lei: Dai, dimmi di dove sei!
Lui: Ma perchè lo vuoi sapere?
Lei: Perchè si!
Lui: Caprona!
Lei: Stronzo!
Lui: Ma che hai capito? E' il nome del mio paese!
Ho proseguito facendo finta di niente, cercando di nascondere le convulsioni al meglio che potevo. Ma a un certo punto mi son dovuto fermare, proprio non resistevo

E già che m'ero fermato, il fattore (K) della prospicente villa ha fatto si che scoprissi una specie di trattoria-tavola calda posta giusto apposta là; un posticino speciale, uno di quelli vecchio stile, che io adoro. La frittata alle cipolle e la birra fresca hanno fatto il resto; la signora della cucina pure era un'affascinante creatura, per cui mi son detto: "Perchè non immortalarsi?". Ho chiesto anche allo

specchio, e lui era d'accordo. Così è, se vi pare. All'uscita, dopo la seconda et fresca birra, la realtà assumeva connotati per me assai nuovi. Per esempio, ho trovato una zona dove tutto, dico tutto, era immerso nella tonalità seppia. Non ho perso tempo e in men di un battibaleno mi sono impressionato nella rètina da pescatore di perle perle come questa, una tessitura grafica degna di non so chi.

Poi, non pago, agendo sul selettore colori ho spaziato a lungo per i giardini della zona; bei giardini, a dire il vero, dotati di quell'elemento di selvaticità e di non-ordine

che per me è il massimo. Nel mentre del giro riecco spuntare il fattore di prima. A cui chiedo con nonchalance, e usando il francese nel caso anche qui s'aggirasse la Pompadur, magari in pigiama di seta o guepierre di pizzo nero, se la villa non si potesse prendere in affitto. Lui dice: "Si, ne ho due da affittare. Lei per caso è quello della storia del porcaro? Il Marchese Quisquiglia ha seguito dall'inizio tutta la sua vicenda e sarebbe lieto di poterla aiutare offrendole, dietro un affitto simbolico, entrambe le sue ville. Lui non c'è mai, vive in Patagonia con la moglie Foca". Foca? - chiedo io. "Si, Foca. Hanno un figlio. Leone si chiama. Leone Marino." Comunque

lo seguo, e mi porta alla prima villa, dove l'orologio, chiaramente, segna l'ora della Patagonia. Mi fa vedere l'interno, molto modesto devo dire, ventidue stanze, cinque saloni, dodici bagni, un bagno turco, un bagno penale, tre ripostigli e una maggiordoma rumena molto simpatica, con i baffi. Ok, la prendo. Qui ci verrò esclusivamente a cena i giovedì di maggio, di luglio e di ottobre. Più la colazione di Ferragosto. Tanto per non fare stranezze. Lo seguo ancora e mi porta a vedere l'altra villa,

anch'essa adagiata ai piedi del monte collina. Non la vedo nemmeno all'interno, voglio tenermi questo piacere per dopo. E ho deciso che ogni stanza la dedicherò a ognuna di quelle albe e a ognuna di quelle strade che mi hanno portato fino a qui, sopra i respiri di un fertile aprile. Non so come ringraziare il fattore. Non si preoccupi - mi fa. Gli chiedo: "Lei come si chiama?". E lui: "Tricheco".
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N e l v e n t r e di A p r i l e
dialoga il cuculo all'alba, con le margherite ancora chiuse, e l'usignolo canta la sua frase numero duemilacinquecentoventisei. E tra speranze variopinte succedono queste cose: tornando dal Grillo, di notte, senza più la pelle, strappatami via dalle sua urla feroci e rivoluzionarie, planando con la nuova autonave stellare attraverso l'autostrada fattasi in tre corsie d'adrenalina, inserisco tal cd superlativo
e l'autonave, senza fiato aggiungere, si stacca dal rotolante suolo e vola. Insufflato da un buon impianto glassato di iridio-platino-tungsteno-latta, il jazz di questo ensamble prorompe, erompe nell'abitacolo proponendo nuove rotte al navigatore mercuriale, cioè a me. La tromba di Carlo Nardozza mi fa svoltare al bivio per Orione. Callisto si finge semaforo. Le Pleiadi fanno il coro in sottofondo. Quest'album stellare è uscito in Belgio con tale veste 
Non conosco ancora la sottoveste. Album superbo. La lenta fanfara dei fiati, nel secondo brano, avvolge l'anima di controcanti dolenti eppure curativi.
Giungo a casa all'alba e trovo una lettera del mio amico Hemingway dall'Africa. Dentro ci sono tre foto da lui scattate nella savana, all'interno della selvaggia riserva naturale del popolo Aiciciu. Qui si vede in primo piano un esemplare di feroce Gattofilus Nerobiancus uscire da una delle sue tipiche tane, il Tavolinus Giardinorum.
In quest'altra foro si vede con chiarezza, oltre al colore tipico della savana, in evidenza lo spiazzo creato dagli Gnu (quelli del Vangelo, esatto, Vestire gli Gnu) quando passano per la riserva durante le migrazioni. Dal 1 al 15 agosto in genere.

Qui invece ci si può rendere conto di quanto sia coraggioso il mio amico Ernest (per gli amici Ernesto, l'importanza di chiamarsi Ernesto, famoso videogame giapponese). Sfidando impavido la morte riesce ad avvicinarsi fino a pochi passi da un ferocissimo Grigetto ad Crocchettam e a fotografarlo mentre si dirige al vicino Conad per gli scarti del bancone carni.
Nella lettera, tra le altre cose, il caro Hemingway mi chiede:"Dai, perchè non vieni qui a fare un'altra battuta al leopardo?". "Ascolta Ernestino" - gli rispondo telepaticamente - "non t'è bastata la prima volta, quando il leopardo la battuta non la capì e ci corse dietro fino in Tanzania? Eh??"
Rientro in casa. Ormai è mattino inoltrato. Inoltrato come le pratiche in comune. Guardo sopra il computer di bordo - mi serve per ritrovare il lavello della cucina attraverso i piatti da lavare - e trovo questo

Perbacco, è passato Dragon Giorgio e non m'ha lasciato scritto niente, nemmeno una parete bruciacchiata. Solo questa S.S.D. (Sacra Sindone Draghesca) sul muro. Però fa piacere trovare un suo segno. Lui mi protegge, e io lo so che mi vuole bene. A questo punto ho il morale alle stelle. Prendo un libro di ricette di Suor Papera e apro a caso. Vien fuori "Invasare piante e fiori". Toh - mi dico - proprio quello che il mio fegato e io abbiamo sempre desiderato fare. E con ciò mi dirigo brevemente a preparare gli ingredienti della ricetta:

Non ho il frullatore, ma dalla Neuro mi confermano che si può fare anche senza. Dunque innanzitutto si versa un pò di terriccio nel vaso, con nonchalance, senza dare troppo nell'occhio, o nel naso. Polso morbido.

Quindi, su questo primo strato di morbido humus (il famoso Senso dell'Humus inglese) si appoggiano delicatamente le piantine. In questo caso due cucciole di Margherita. Non Buy, please. I gerani accanto guardano in silenzio e aspettano educatamente il proprio turno.

A questo punto si riempie lo spazio rimasto intorno alle basi delle piantine con altro terriccio e lo si pigia leggermente, per rendere il tutto abbastanza solido. Se le piantine fanno "hai!" pigiare meno.

Per tutto il tempo una squadra di validissimi esperti botanici segue e monitora costantemente ogni fase dell'invasatura, comunicando in tempo reale i dati raccolti al C.N.R - Centro Nazionale Rilassamento.

E questo è il nuovo habitat delle due margherite. Mi pare siano abbastanza contente, non le vedo digrignare i denti. Eh.

E' l'una. O le due. Cioè le una col sole. Ho sete. Decido di farmi un giro a trovare una buona birra fresca. Dico fresca al punto giusto. Non di quelle talmente ghiacciate che non si sente nemmeno il sapore, la fragranza, la nettezza di quella meravigliosissima bevanda che è per me la birra. Allora mi metto sopra il tappeto e parto. Per dove? Segreto. Il birraio non mi darebbe mai più il suo capolavoro. Qui nella foto, il cruscotto del tappeto si è nascosto per timidezza. Le scarpe e i pantaloni non sono miei ma di un manichino, che ospito nei fine settimana in cambio di storie fantastiche su astronavi alle Porte di Orione...

Il primo sorso di birra...aahhhh! Uno dei più grandi piaceri della vita.
Torno al posto di lavoro. Trovo l'equipe tecnica come da foto (lui è Contino Jr.) pronta sull'attenti per l'inizio del nuovo turno. Come si evince dal fotogramma i muscoli sono allo spasimo, gli occhi aperti, il petto in fuori
, il morale alto e il respiro vorticoso.
Al che, confortato di tale collaborativa presenza, mi accingo al trattamento dei Gerani di cui sopra.
1) Terriccio
2) Pigiatura
3) Il gioco è fatto
. Altro che Second Life!
A questo punto il collegamento con la sala stampa del Viminale per le reazioni del mondo felino è d'obbligo. Come si poteva immaginare il popolo micesco è in preda all'ansia; l'entusiasmo incontenibile e la vivacità degli spettatori crea persino problemi di ordine pubblico. Assediato dai giornalisti e dai fotografi il qui sotto Pizzetto dichiara, sull'orlo di una crisi di nervi: "zzz...".

E con questo dal Viminale è tutto, a voi la linea. E buona Pasquetta. Si, addio Pasquetta, oggi è giovedì del 12 aprile. E allora
buon giovedì 12 aprile!
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Nel mentre
Nel mentre il fulgore di Chagall e di Durer riluce sul mondo, vi sono creature che per invidia, abiezione e scelleratezza amano seminare tenebra, tormentare chi vuol vivere in pace, attentare alla vita degli indifesi e dei più deboli. E' stato sempre così. Sarà sempre così. Bisogna saper resistere, combattere, non lasciarsi scoraggiare. Bisogna, è indispensabile, trovare vie, strade alternative, sentieri anche scoscesi per sfuggire al tentativo dei portatori di orrore di trascinarci nel loro abisso di mortifera bruttezza e di brutale ignoranza. Dalle foto che seguono potete vedere ciò che, quell'illustrissimo galantuomo del mio padrone di casa, ha pensato di regalarmi in vista delle festività pasquali: un bel giardino cosparso di veleno, su quale i miei amati felini ora scorrazzano, indossando, per essere più in tinta con l'erba divenuta gialla o arancione, delle elegantissime cravatte marroni.

Chiaramente l'azione, o meglio dire, la performance umanitaria del filantropico proprietario è avvenuta di nascosto, senza preavviso, quando non ero in casa. Unica giustificazione: "devo tenere pulito, se no è un serpaio, questo è tutto piazzale per le macchine". Inutile dialogare con le tenebre. Gli avvocati sono preposti a questo, o, in rari casi, l'Angelo Sterminatore.
Chiunque possa e voglia darmi man forte, aiuto, consigli, pareri, indicazioni sulle strade da seguire in questa vicenda è pregato di farlo al più presto. Potete inviarmi mail su splinder oppure a fred.pic@libero.it
Un grazie in anticipo a tutti. F.
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Aggiornamento 26.3.2007
Stamane ho ottenuto l'intervento dei carabinieri, che hanno effettuato un breve sopralluogo. Hanno guardato un pò (già sabato avevano visto le mie foto), detto qualcosa riguardo ai gatti, quindi si sono recati dal proprietario. Non so ancora con quale risultato. Spero almeno che la vista delle divise lo induca a riflettere meglio prima di compiere altre malefatte. Ma in ogni caso, credo che lui desideri ardententemente che io me ne vada. Questo è evidente. E di certo, il pensiero di passare un altro anno sapendo che questo individuo potrà darmi, se vorrà, il filo da torcere, non mi appassiona per niente. Non è questa la vita che sogno di vivere. E parlare di kalashnikov può essere anche suggestivo ma, cara Pralyssa, è importante vivere, non morire o finire in galera - che per me sono la stessa cosa - perchè ci sono troppe cose belle da fare, da vedere, da creare, e il mondo è troppo grande e bello per poter regalare la vita a un allevatore di porci che rispetta mille volte più i suoi maiali, che non le persone che per un milione al mese abitano le sue topaie muffite. La vita che sogno, ripeto, è un'altra. Comunque puoi pubblicare qualsiasi cosa nel tuo blog, Praly, basta che citi la fonte. E, chiudendo l'aggiornamento, tanto per tenere il morale alto, la coscienza vigile e l'incazzatura costante, mi sono prenotato per un importante appuntamento. Così chi vorrà incontrarmi quella sera, sa dove trovarmi.
Un abbraccio a tutti. Fred
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Aggiorna-mento del 28 mercoledì
Guerra dura senza paura!..diceva uno slogan di qualche secolo fà. Però ogni tanto è eccitante rispolverarlo. Ehi ehi, a tutti un abbraccio, e grazie per l'inestimabile presenza, appoggio, consiglio, animazione. Vi dico, è stato bello quando per telefono ho comunicato all'illustrissimo allevatore di aver pubblicato le foto del suo scempio in internet. Avete presenti le urla degli orchi ne Il Signore degli Anelli? Bene, quelle in confronto alla sua erano Gigliola Cinquetti. E io dall'altra parte che mi sganasciavo, proferendo frasi del tipo "questo è internet bellezza, e tu non puoi farci niente". E il giallo-arancione malsano avanza inarrestabile, divenendo di giorno in giorno più intenso. Che delizia!


Adesso a me interessa dargli filo da torcere finchè posso. Il contratto di affitto scade tra un anno. Me ne andrò altrove molto prima. Arma Letame - così l'ho soprannominato - vorrebbe che me ne andassi oggi stesso. Illusione, dolce chimera. Tanto per farlo ancora più contento ho chiesto la nuova residenza proprio qui, dato che la casa in cui l'avevo prima è stata venduta. Ebbene è venuto a dirmi che non posso prendere la residenza, perchè la casa non ha l'abitabilità, per cui dovrei pagare una multa. Come come come??? E come ha fatto a farmi un contratto d'affitto regolarmente registrato se la casa non ha l'abitabilità? Il solito mistero italiano di Lucarelli? Chissà. Inoltre si rifiuta di darmi copia della cessione-fabbricato, che è obbligato - in quanto proprietario - a depositare in questura entro 48 ore dall'entrata in casa sua di una qualsiasi persona. Tale documento sarà quello che la Polizia Municipale gli richiederà al momento del controllo della mia residenza. "Non mer ne frega niente dei Vigili!" mi ha risposto. All'ufficio della Polizia Municipale m'hanno detto di stare tranquillo; se qualcuno passerà delle rogne o pagherà multe, nel caso sarà lui e non io.
Ma ora basta miserie. La Vita impone e pretende di ascoltare ben altri suoni, che non i berci rauchi e mefitici di un porcaro. Tra i filari di vigne sono cominciati i campionati regionali di Cinguettìo. Molto nutrita la presenza di atleti alati, anche provenienti della Valnerina. Famosa valle in cui scorre il fiume Nera. Famoso fiume d'acque freschissime in cui, ad agosto, si disputa una gara di discesa aperta a tutti, e nella quale ogni partecipante è libero di navigare con qualciasi mezzo. Anche fusti, camere d'aria, pali di legno, piroghe, sommergibili, eccetera. Dico sul serio. Ci sono due soli rischi: i massi delle rapide; e la temperatura glaciale dell'acqua.
Per chiudere, ho comprato due nuovi cd. Ma ve ne parlo più tardi. Ora sono le cinque, devo andare, è il momento del thè.
Un abbraccio forte a tutti. Fred
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Si procede, tutto scorre, grazie, grazie (3 aprile 2007)
Prima di partire per il Grillo lancio un saluto di cuore a tutti. Il thè è stato più lungo del previsto, non si trovavano i cucchiaini, lo zucchero, e improvvisamente anche la teiera era sparita. Ho poi letto che a qualcuno nei dintorni è apparso un Genio. Sicuramente stava lucidando la mia teiera, scambiandola per una lampada. Cose che succedono. Ma intanto fervono i preparativi per l'imminente cugina di tutte le battaglie. E la truppa, come documentano queste immagini, è tesa fino allo spasimo nel approntare le difese, scavare trincee, lucidare armi, tenere i muscoli in efficenza, eccetera, eccetera...
Due combattenti collaudano i modernissimi tunnel anti-porcaro
Quindi ingaggiano un pauroso duello per sveltire i riflessi
C'è poi chi prova il nuovo elmetto antisudore "millebuchi"
Nel frattempo altri valorosi partigiani sperimentano la famosa tattica SMEIR (Sembro Morto E Invece Ronfo), ideata espressamente per ingannare i porcari

Un altro, con superbo istinto mimetico - notare infatti come i colori bianco e nero si confondono perfettamente col verde brillante delle foglie - rimane per ore acquattato all'ombra pronto a balzare su teglie di bistecche arros...OPS...sul nemico 
Intanto presso il Quartier Generale la sala operativa è tutta in fermento; la preparazione dei piani di battaglia, delle strategie e lo studio dei nuovi pathè al salmone impiegano 24 ore su 24 ogni cellula combattente. Madamino, in primo piano, sta
eleborando mentalmente le frasi da comporre durante la prossima conferenza stampa sul tema "Che ore sono - zzz?".
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